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Gifts Ungiven

Gifts UngivenIl più bel ricordo degli anni passati a giocare a Magic è sicuramente l’atmosfera creata dalle carte. Certo, bisogna addentrarsi un po’ nei racconti dei libri o riassunti ed estratti vari per comprendere il tutto per filo e per segno, ma a volte basta anche solo un testo di colore che si trova dopo la parte che riguarda il gioco, o una illustrazione evocativa. A volte perfino il nome di una carta riesce ad ispirare, tant’è che si costruivano dei mazzi buffi solo per divertirsi nel cercare di usare una carta particolare solitamente inutile. Per poi finire a tenersela sempre nel portafogli, a volte. Ci si inventano storie, e la carta diventa tua, come un racconto particolarmente bello, o un aneddoto.
Questa di fianco è l’immagine per Gifts Ungiven, Doni Mai Dati, la cui sola giustapposizione delle parole mi titilla le sinapsi. Ve ne mostrerò altre, tra cui sicuramente quella che ha dato il nome al dominio di questo blog.

1 Comment so far

  1. oracolo November 23rd, 2007 1.27

    Posso capirti. Cogliere la poesia delle carte non è facile per i profani - e sì, un po’ mi vergogno a parlare di poesia, eppure…

    Jaya Ballard, la maghetta rossa impulsiva ed impertinente che ricordo sin dai tempi dell’Era Glaciale, è capace di Incenerire (“Yes, I think ‘toast’ is an appropriate description.”), di lanciare Pyroblast (“Just the thing for those pesky water mages.”) ed Inferno (“Some have said there is no subtlety to destruction. You know what? They’re dead.”).

    In più, ora puoi chiamare in tuo soccorso direttamente la sua discepola, Chandra Nalaar. Sì, è un planeswalker: la maggior parte dei giocatori, sia di oggi che di ieri, non sanno neppure di essere planeswalker, quando giocano le loro carte in angusti baracconi pieni di gente sudata :-)

    E sì, Gifts Ungiven è una delle mie preferite. A dire la verità il blu offre molti spunti, anche se il mio cuore rimane bianco. Con quegli angeli forse un po’ banali ed assolutisti…

    Comunque, non siamo soli. Almeno Mothmor ed eriadan condividono il nostro gusto per l’aspetto “atmosferico” delle carte…

    (o almeno, eriadan condivideva: ricordo che era molto affascinato dall’Avatar of Woe per via del concetto e del disegno…)

    (Credo che, visto il numero di link, questo commento rimarrà in moderazione per sempre ;-) )

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