Archive for the 'hashing' Category
Say what ?
In fondo, da un punto di vista esterno ed oggettivo, conta solo quello che si fa, e non come ci si è sentiti nel farlo.
In fondo, da un punto di vista soggettivo, conta solo come ci si sente nel fare qualcosa, e importa poco di chi ci giudicherà.
Tuttavia, quando ci si sente in difficoltà e non a proprio agio, si comincia ad astrarre e a vedere dall’esterno la propria situazione, cercando di farsi forza, come se l’io non fosse più in noi.
Quando si sta invece perseguendo uno scopo più grande e che comporti una certa soglia di attenzione dall’esterno, prima o poi ci si chiede inevitabilmente se ha un qualche significato vero nella nostra vita.
Potrei portare esempi a così tanti livelli che non mi viene neppure voglia di iniziare. E potrei provare a contraddirli uno per uno, mostrando che in realtà la questione è molto più sfumata, e che bianco e nero non sono mai esistiti.
La contraddittorietà la voglio mostrare, però. Scrivere un blog è una via di mezzo tra un’impresa oggettivamente riconoscibile e uno sfogo personale che riguarda soltanto l’autore. Certo, dipende anche da come lo si riempie: cazzate intimiste o scadenti articoletti di giornale ?
2 comments18 anni fa
Qui ci andava un post su ActRaiser, ma alla fine ho desistito: il link è alla recensione di Screw Attack, ed essendo loro ad aver convinto me a scaricarlo (su Virtual Console, mica sono un pirata, io), difficilmente posso fare un lavoro migliore.
Poi ho cominciato a pensare che 18 anni fa avevo 5 anni. Dopo circa 10 minuti di calcoli che non tornavano, mi sono reso conto che effettivamente 18 anni fa ne avevo 7, ma per qualche motivo continuo a dire a me e agli altri che ho 23 anni. Forse perché è un bel numero.
La terza fase è stata pensare che tra il 1990 e il 2008 in effetti di differenze ce ne sono tante, e sono ormai abbastanza grandicello da ricordarmele in prima persona. Fortunatamente per tutti non mi sento abbastanza nostalgico per mettermi a parlare di Billy, Tegolini e spade di plastica di He-Man (hmmm), quindi saltiamo completamente questa parte.
Che ci crediate o meno, la conclusione di tutto ciò, è che penso che Claude assomigli sempre di più a Silvestro (quello del cartoon, sì).
Simboli
Dò molta importanza ai simboli, parecchie volte più di quanta ne meritino. In un certo senso sono quasi un feticista dei simboli, penso e ripenso a quello che significa un disegno o una parola con le proprie origini. Ci gioco tutti i giorni, mi piacciono davvero tanto, l’immagine o il messaggio personale dell’instant messenger, il nickname, piccole particolarità nel modo di scrivere, la suoneria del cellulare. Pensieri di pochi secondi o minuti, che a me richiedono felicemente ore o più per essere scelti. Quanto più sono piccoli e rappresentativi, tanto più li amo. Da questa mia passione nasce anche un certo interesse per la mitologia, un tesoro di storie, morali, concetti rappresentati con un nome. Guardare una cartina, una mappa, uno schema non immediatamente interpretabili suscita la mia sincerà curiosità. E come accennato prima, imprescindibili i giochi di carte che, a fronte di una storia più o meno complessa selezionano situazioni, eventi, personaggi e ne creano simboli in grado di interagire tra loro.
Così, si arriva ad Isamaru, strana scelta per uno che come me ha un rapporto difficile col genere canino, prediligendo sicuramente i mici. Mi sono particolarmente affezionato a Isamaru (detto anche Ziza) giocandolo a lungo. Certo, è stato amore a prima vista con l’artwork, ma ho finito per immaginarlo talmente tante volte col suo ruolo di apripista impetuoso, e a ricondurlo al tema dello speechless unsung hero, da aver finito per appropiarmene. Isamaru oltre che di questo dominio, è il nome di due dei miei pc (che adoro battezzare) ed fa parte dei nick con cui qualcuno mi conosce.
Woof !
Gifts Ungiven
Il più bel ricordo degli anni passati a giocare a Magic è sicuramente l’atmosfera creata dalle carte. Certo, bisogna addentrarsi un po’ nei racconti dei libri o riassunti ed estratti vari per comprendere il tutto per filo e per segno, ma a volte basta anche solo un testo di colore che si trova dopo la parte che riguarda il gioco, o una illustrazione evocativa. A volte perfino il nome di una carta riesce ad ispirare, tant’è che si costruivano dei mazzi buffi solo per divertirsi nel cercare di usare una carta particolare solitamente inutile. Per poi finire a tenersela sempre nel portafogli, a volte. Ci si inventano storie, e la carta diventa tua, come un racconto particolarmente bello, o un aneddoto.
Questa di fianco è l’immagine per Gifts Ungiven, Doni Mai Dati, la cui sola giustapposizione delle parole mi titilla le sinapsi. Ve ne mostrerò altre, tra cui sicuramente quella che ha dato il nome al dominio di questo blog.
Fenomenologia della Gnosi I
Insegnamento Complementare - Crediti 6
Obiettivo di questo insegnamento è fornire le competenze per l’utilizzo delle facoltà intellettive umane (o dell’anima, per i Cattolici), attraverso i seguenti punti coperti dal Programma:
- Pensare - necessità o virtù ?
- Ripensare - quando è dannoso e quando uno spreco di tempo
- Accorgersi di pensare - la vera causa di obesità e anoressia preadolescenziali
- Elementi di Metapensiero - quando il gioco si fa duro
- Evoluzione del pensiero - l’arte del cambiare idea
- Emozione e pensiero - con cenni sul senso di colpa
Questo corso è propedeutico a Fenomenologia della Gnosi II (già Masochismo Pratico per il vecchio ordinamento).
Docente: J. L.
Testi consigliati: Richard Bach - Il gabbiano Jonathan Livingston - Ebook - 0€
Ricevimento: Studio Ω, quando lo trovate
Proxy
Qui ci andava un post, ma è andata come è andata.
Ci sono cose ancora da decidere, a quanto pare …
Hush
No commentsFren
[…] e lasciate l’indirizzo del posto dove andate ad un amico, di quelli che quando siete nella merda sapete che verranno a tirarvene fuori.
Ha centrato perfettamente la paperella che girovagava sul metaforico tiro al bersaglio delle mie meningi.
Se potessi, ora regalerei un koala di peluche a chi ha scritto ciò.
Hashing (1)
Hash (”to hash” sminuzzare, pasticciare) è un termine della lingua inglese che designa originariamente una polpettina fatta di avanzi di carne e verdure; per estensione indica un composto eterogeneo cui viene data una forma incerta: “To make a hash of something” vuol dire infatti creare confusione, o fare una cosa piuttosto male.
Buongiorno principini.
1 comment